Commenti dei lettori

“Alcuni libri viaggiano liberi, forti delle loro storie, dei loro personaggi, delle loro emozioni. Si spostano con la pioggia o il sole, non temono nebbia o il gelo perché sono al sicuro negli occhi di chi li ha percorsi rigo per rigo, pagina per pagina. L’anarchia della civetta è uno di questi: lo leggi e lo porti con te!”.

Annamaria Aceto

“Sono rimasto entusiasta e sconcertato: che ho capito delle numerose generazioni di ragazzi che hanno scandito il mio vissuto?”.

Pasquale Scipione

“L’anarchia è senza comando, ma in realtà un fluire di sentimenti, pensieri, aspirazioni, sogni, che non rispondono a regola se non di non avere regola e allora la parola non si risparmia nè risparmia. Accade in un libro, architettura di narrazione e scenografia di sceneggiatura, dove una giornalista parte dal suo futuro per vivere il suo passato ma con tanto tanto presente. Nina giornalista e Assunta che lavora in un aeroporto, luogo da sempre di partenze, arrivi, ripartenze e ritorni, con attorno tutto ciò che contribuisce alla definizione del termine vita: amici, amori, paure e sogni. Antonia De Francesco in questo suo nuovo romanzo gioca d’azzardo con la scrittura: molto ben strutturati i cambi narrativi senza incorrere nel caos ma governando l’imprevedibile. La storia ti tiene là, sulle pagine che sono aeroplani sospesi nel cielo, e la stessa sospensione resta nella trama. Libro di snodo quest’ultima prova perché scrivere è non avere comando se non quello della parola. Complimenti Antonia”.

Carmina Trillino

“Non esagero se dico che L’anarchia della civetta è un capolavoro. E’ bellissimo. E’ un vero romanzo, di come non se ne scrivono più. Scritto benissimo, da un’autrice alla quale ho sempre rimproverato di non scrivere abbastanza. Dopo poche pagine i personaggi del romanzo ti diventano familiari, come se li conoscessi da anni, come se fossero amici tuoi, come se fossero parte della tua vita, e questa sensazione la si deve alla capacità dell’autrice di saper maneggiare le parole e le varie situazioni come pochi. Nina, Luna, Fabrizio, Carlo, ma anche Assunta, sono il campione rappresentativo dell’attuale generazione dei trentenni: alle prese con le ansie, le incertezze e le speranze giovanili, talmente variegate da sfuggire a tutte le possibili caratterizzazioni”.

Delio Fantasia

“Ho visto Nina volare, tra le corde dell’altalena, un giorno la prenderò, come fa il vento alla schiena”Anche chi non conosce Antonia De Francesco e non sa del suo amore per De André, non avrà difficoltà a sentire le parole di questa canzone, mentre legge “L’Anarchia della civetta”. E non solo perché la protagonista si chiama Nina, che pure molto ha a che fare con quel “mastica e sputa” raccontato da Faber.Piuttosto perché la vera protagonista della storia di Antonia è la libertà.Nina, civetta anarchica di questo romanzo, si muove agile tra passato, presente e futuro, dondola tra gli avanti e indietro della vita, proprio come si fa su un’altalena, dove ti diverti, sia quando sali, sia quando scendi, perché l’importante è rimanere con i piedi ben scollati da terra, che puntano alle nuvole. Ed è molto difficile fermare chi sa dondolare bene, perché c’è sempre un momento in cui l’altalena sembra più vicina e a portata di “acchiappo”, ma è proprio allora che l’altalena ti sfugge e torna lontana. Solo il vento può accompagnare chi sa dondolare come Nina, perché solo il vento si accompagna bene a chi è libero.L’altalena di Nina sono le parole.I dialoghi, i pensieri, i viaggi verbali tra ricordi, ammissioni, divagazioni, riflessioni, conclusioni, descrizioni: le parole sono quello che permette a Nina di volare. Le parole di Nina sono la sua altalena, perché grazie alle parole riesce ad attrarre, farsi seguire e inseguire, ma senza essere mai afferrata. A Nina basta scambiare poche battute con uno sconosciuto in treno, per farsi aprire le porte di un teatro, di una nuova amicizia, di una nuova vita. Con un caffé al bar riesce a convincerti a seguirla e a sentire la storia della sua vita. Quando smette di parlare, si ferma tutto il mondo intorno a lei. Quando parla a se stessa, sfogliando le pagine della sua memoria, è capace di rinascere. Perché saper usare le parole ti rende consapevole.E Nina è consapevole di se stessa, nel bene e nel male. Il peso specifico del romanzo è tutto in questa potente e ricca massa di parole che esplode ritmicamente fino alla fine, lasciando spazio anche a colpi di scena e dinamiche che sanno di libro giallo ma soprattutto di amore. Il super potere di Nina, e di Antonia, è la comunicazione che rende appunto liberi. È l’anarchia di chi osserva con gli occhi grandi della civetta. Perché l’anarchia di Nina è civetta: Nina si piace anche quando sta male, Nina sa di piacere, sa quello che vuole e lo insegue, come tutti quelli che sognano”.

Enrica Olrando

“Se io ti lodassi per questo meraviglioso libro, probabilmente tutti penserebbero che siamo semplicemente amiche, se io citassi le frasi o i passaggi che particolarmente mi hanno colpito tutti probabilmente penserebbero che sono pensieri costruiti a tavolino…Ma se io scrivessi che sono autoimmune e che nelle mie ultime dolorose notti, è stato l’unica vera medicina capace di distrarmi dal dolore fisico, nessuno avrebbe mai il coraggio di contestare, perché sulle malattie non si scherza e perché solo un autoimmune sa! Grazie Antonia De Francesco ovunque sarò costretta ad andare lui sarà nella mia valigia…Aspetto il secondo!”.

Giovanna Lambiase

“Fiducia. Il romanzo di Antonia de Francesco trasuda questa meravigliosa parola. La sua protagonista è un’ispirazione per tutti, uomini e donne. Nina ha forza d’animo: è coraggiosa. Sceglie e scegliendo determina, stravolgendola, la vita degli altri e innanzitutto la propria. Nina è maestra di fiducia. Una fiducia smisurata nelle possibilità, nei cambiamenti, nelle trasformazioni. Nina non ha nessun egoismo, perché scegliendo il proprio bene consapevolmente, invita chi la circonda ad altrettanta consapevolezza. Istinto e consapevolezza possono sposarsi solo nella saggezza del cuore. E Nina è saggia. Questo romanzo è scritto da un autrice formiana, di cui amo leggere articoli, recensioni e racconti. Invito tutti a leggere “L’anarchia della Civetta”, perché in questo romanzo non manca nulla. Antonia scrive bene, racconta bene e soprattutto lo fa con il cuore, donandoci una protagonista con cui è immediato identificarci e sentire che tante scelte drastiche della nostra vita avevano un senso solo apparentemente avventato e nebuloso e che si è dipanato in effetti a posteriori. Un algoritmo di fede letteraria, tu chiedi e i libri danno. Pace innevata. Grazie”.

Laura Lippolis

“Cara Antonia, orgoglio della nostra amata Formia è da tempo, da lettrice appassionata, che non mi immergevo in una lettura appassionante, emozionante, ‘viva’. La tua è una ‘penna rara e preziosa’, frutto di esperienza di vita e di ‘magia’. Ringrazio i miei fratelli Maria Teresa ed Emilio per avermi donato L’anarchia della civetta. Grazie”.

Michela Corrado

“Ci sono donne che affascinano. Lo fanno con le loro parole, dette o scritte che siano, e tu staresti ore ad ascoltarle o a leggere i loro testi. Antonia De Francesco è una di queste. Quando mi è stato proposto di dar voce alla sua Nina, protagonista del suo ultimo romanzo L’anarchia della civetta, ne sono stata entusiasta! Sapevo che mio fratello Roberto Costantini ne aveva curato la postfazione, ma non avevo ancora letto il romanzo. Ma appena ne ho cominciato la lettura, Nina mi ha risucchiato e fatto divorare le pagine. Immediatamente, mi sono chiesta, che voce potesse mai avere questa donna, nell’immaginario di Antonia. Come parlava questa donna così intrigante e potente, nella mente della sua creatrice? E, consapevole che le parole di Nina sono le parole di Antonia, interpretarla, con lei che mi era seduta accanto, è stata un’emozione immensa, per me! Era come se, attraverso Nina, Antonia ed io fossimo entrate in una fortissima empatia: sentivo la sua anima che parlava attraverso la mia voce! Bellissimo, il suo romanzo. E’ una lettura coinvolgente e poetica. Che possa, davvero, ricevere tutta la fortuna che merita! Personalmente, lascio Nina a malincuore, ma lei sa bene, che mi è rimasta dentro! Un grande ringraziamento ad Antonia per aver dato alla nostra Compagnia Teatrale Costellazione, attraverso Marco Marino e me, questa bella opportunità. Un grazie di cuore alla Fidapa BPW Gaeta Formia Minturno e alla sua Presidente Francesca Di Rocco sempre promotrici della cultura in tutte le sue espressioni. Che bello, è stato, vedere la sala del Grand Albergo Miramare così piena di persone interessate e attente! Un sentito grazie anche a loro!”.

Roberta Costantini